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SPECIALE – 80’s SOUNDTRACKS TOP TEN – 2° Parte

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Proseguiamo con lo speciale sulle migliori Soundtracks anni ’80, realizzato dal grande Francesco Romano…Godetevi questa splendida seconda parte ed indicateci se la classifica stilata corrisponde alle vostre preferenze.
In qualsiasi caso…commentate ed indicateci le vostre classifiche personali!

Robert “RGP” Grechi
 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELLA ’80 SOUNDTRACKS TOP TEN

 

COMMANDO – James Horner (1985)

commando

I motivo per cui una soundtrack del genere si trova in questa classifica è dettata da molteplici fattori…negativi ce ne sarebbero: non è un film portatore di chissà quale messaggio pacifista o anti-bellico, anzi, ha una morale di fondo abbastanza discutibile (considerato il periodo storico da guerra fredda sotto il mandato di Reagan), non è il miglior film di Schwarzy come protagonista, e la violenza profusa durante la pellicola scade davvero sul parossistico (l’eliminazione pressoché totale di tutti i nemici in un’isola dove è tenuta prigioniera la figlia del Colonnello Matrix/Schwarzenegger).
Parafrasando le immagini ultra-machiste e bellicose, la soundtrack ha a suo favore qualcosa che raramente si poteva trovare musicato per film all’epoca, ossia una certa spregiudicatezza nell’osare e nell’elevare all’ennesima potenza le potenzialità di un’orchestra guidata però da strumenti tradizionali, diventando così tra gli esperimenti più massicci che il cinema action ricordi.
Seguendo una linea stilistica iniziata da James Horner nel 1982 con 48 Hours (48 Ore) e proseguita con Gorky Park, si arriva, in un’immaginaria quadrilogia (comprendente anche il successivo Red Heat, aka Danko), a Commando (titolone ripreso anche in campo videoludico col noto masterpiece sparatutto) con una formula assai moderna ed interessante, ossia l’uso di strumenti della musica tradizionale (basso, chitarra, batteria), più un’intera orchestra dove vengono privilegiati strumenti caraibici (Steel Drum, fiati sudamericani, e marimbe varie) a dare quel “disordine” da area urbana, divisa tra la metropoli nord americana a quella sudamericana.
E quindi ecco il connubio: massicci 4/4 di batteria mentre violini di Hitchcockiana memoria screziano le loro corde in cacofonie atonali, tanto per tenere alta la tensione. Provate ad ascoltare Run To The Shed And Chase per un attimo, tanto per capire come un normale inseguimento può diventare un rocambolesco pezzo d’azione frenetica, dove il sassofono veicola la melodia. Un precedente musicale comunque lo si può notare nell’uso degli ottoni, che rivelano le robuste trame sonore tipiche di un certo poliziesco anni ’70, ammodernate da sintetizzatori qua e là e da una drum machine che fa capolino di tanto in tanto.
Tornando alla qualità del film (con tutti i difetti di base precedentemente menzionati) è indubbio che un livello così massiccio di sonorità trademark di Horner (sentite per esempio la batteria, non avrebbe sfigurato negli AC/DC come nei Swans) abbia mantenuto la pellicola su standards elevati, sottolineando la componente testosteronica.
 

THE HITCHER – Mark Isham (1986)

Hitcher

Tra le soundtrack poco ricordate, ma forse dal linguaggio troppo proiettato nel futuro, va assolutamente menzionata questa… Nell’anno domini 1986 potremmo segnare molte rilevanze in ambito sonoro (esempio: Highlander di Micheal Kamen, ancora nel limbo della copia fisica mai realizzata): questa senz’altro va tenuta in un posto d’onore, non solo per essere un coraggioso esempio di trattamento della tematica thriller con ariosi affreschi sonori pennellati con quello che potremmo chiamare ambient dai passaggi quasi mistici (e questo si notava già nella produzione musicale di Isham extra cinematografica), ma anche una tavolozza di suoni sintetizzati che risultano ancor oggi validi ed attuali.
L’intro è dei più cupi: l’Open Titles mostra un desolato panorama (infatti il film è ambientato nel deserto dell’Arizona) reso ancor più solitario dalla tromba che fraseggia mesta su un tappeto di cupe ed eteree note. Tutta la soundtrack è pervasa da un senso d’attesa mai troppo inquietante eppure così angosciante, per passare poi a guizzi d’incalzante azione come in Dust and Gasoline dove, invece di diventare un fragoroso crescendo, il pezzo implode su sé stesso diventando quasi impalpabile. Oppure in Cars and Helicopters dove il climax sale con la stratificazione di più elementi che rendono visibile l’idea del caos messo in scena, finchè non rimangono solo le percussioni a scandire il ritmo, come a delineare bene ciò che rimane dopo la catastrofe. Mai come pochi documenti sonori si era rappresentato in più fulgida maniera il buio dell’animo umano, su tutti i brani in elenco a tal proposito va citato Suicide.
Un lontanissimo parallelo potrebbe essere fatto con l’estetica sonora di Shining dove anche lì, dietro il thriller atipico, il terrore puro non è dato dal boato sinfonico, ma da quello che non viene suonato/mostrato: il silenzio.
 

PREDATOR – Alan Silvestri (1987)

Predator

Alan Silvestri si era già fatto notare (e quindi già entrato nella storia) per aver musicato le immagini di Ritorno al Futuro nell’85. Nel 1987 viene chiamato a comporre le partiture di quello che diventerà una bella via di mezzo tra un blockbuster e un cult movie… Non sarà l’unico dualismo a cui accostare l’opera, nel quale è presente un’alchimia tra altri due elementi evidenziati in sede di suono: quello esotico/tribale, ben esemplificato dall’ambientazione in una foresta tropicale ed il tono marziale con cui vengono scandite alcune fasi del film, visto che ci troviamo nel mezzo di un’operazione di forze speciali militari.
Il mix, per quanto così banalmente ridotto, è uno dei più riusciti ed epocali nella storia delle colonne sonore. Si parte con la traccia iniziale, Main Title, ed il fragore dei cimbali ci pongono all’interno del regno del Predatore: da note che descrivono le profondità di uno spazio minaccioso, il brano muta in breve ad un’imponente e devastante clangore ritmico di rulli e ottoni dal flavour decisamente marziale, per poi lanciarsi verso una marcia frenetica: il miglior modo per dare un quadro musicale all’operazione semi-suicida che coinvolgerà i protagonisti! Si parlava di esotismo e infatti il brano successivo, Something Else, parte già con un intro di congas a mò di eco lontano nella giungla per poi far ripartire la marcia, delineando il penetrare del commando armato nella giungla fitta. Potremo dire che il grosso della soundtrack è tutto già qui ma non mancano tuttavia autentici colpi di scena sonori come in Jungle Trek che evidenzia la prima apparizione del Predator o anche la tromba da funerale militare in He’s My Friend.
Insomma, da un tema di base si passa a tantissime interessanti declinazioni che fanno di Predator una killer Ost, con momenti di varia suggestione.

NOTA: Avete notato? È la terza colonna sonora di un film con Schwarzenegger come protagonista presente in questa classifica (No, non sono un suo fan feticista, è lui che ha saputo scegliersi degli ottimi film…)!
 

THE UNTOUCHABLES – Ennio Morricone (1988)

untouchables

Dal mare magnum dei temi per film leggendari creati dal maestro Morricone, questo senz’altro non è l’ultimo per importanza, ma nemmeno nella Top Ten delle richieste del pubblico ai suoi concerti.
Tra le miriadi di colonne sonore, quella del film di De Palma, è una tra le più riuscite e compiute, nonché pregna di momenti memorabili. Una caratterizzazione come al solito (per i canoni morriconiani) incisiva nel definire i vari momenti della pellicola, seguendo una quasi parafrasi musicale delle scene in atto. Il tema iniziale, , è IL suono di Morricone, con quei suoi tromboni a dare quasi più dinamica ai taglienti archi e un’armonica (lo spaghetti-western – da lui definito – viene rievocato) che sottolinea l’elemento criminale (invece di usare il solito sassofono, strumento principe nell’ambito noir-poliziesco), vanno galoppando verso un finale drammatico dove rimane solo l’armonica solista.
Ci sono poi momenti più edulcorati che riflettono le ricerca di serenità del poliziotto Elliot Ness (Ness and His Family)e quelli che dipingono lo scenario sfarzoso del regno del crimine di Al Capone, con l’omonimo brano.
Altre tracce sono pregne di quegli elementi da un ventennio nelle discografia/filmografia morriconiana (The Man with The Matches, echo del Man With The Harmonica della Trilogia del Dollaro di Leone/Morricone, ) ma qui, ed ecco il perché è importante segnalarla, c’è tutto il suo percorso nell’ambito del cinema d’azione in un’assoluta perfetta sintesi, ovviamente con quel quid rombante delle produzioni hollywoodiane.

NOTA: anche qui l’ordine delle songs non rispetta assolutamente quello cinematografico, partendo addirittura col brano finale
 

BATMAN – Danny Elfman (1989)

Batman

Impossibile non citare questo capolavoro del cinema fantastico: già solo il tema principale si trova nell’Olimpo delle migliori musiche per film di ieri e di oggi. Un suono caratteristico, quello di Elfman, già rodato in Beetlejuice dell’anno precedente, che qui trova il suo zenit.
La bomba scoppia subito dopo un quieto accenno di trombe del tema principale a cui deve fare largo all’incedere percussivo inarrestabile che si scontra con archi e cimbali, In una progressione rocambolesca dove ogni strumento è coinvolto nel descrivere la natura avventurosa della pellicola. Incredibile come il resto della soundtrack si mantenga sugli stessi elevatissimi livelli di tensione e grandezza di suono. Persino un agguato in vicolo (Roof Fight) ha la sua incredibile (im)portanza! Restano mitici i passaggi di trionfo orchestrale di Charge of the Batmobile o come The Bat Cave.
Non un solo calo, i momenti di stasi hanno il giusto attimo solenne pregno di mordente… Fino ai botti finali che sono quanto di meglio le musiche per cinema d’avventura possano offrire.
Il mito di Batman non poteva esser celebrato meglio. Danny Elfman dispensatore di magie sonore!
 

PER CONCLUDERE

E sì, si sarebbe potuto parlare ampiamente anche di cose più famose e amate dal pubblico (che però magari non sa nemmeno che di molti film hanno pubblicato le soundtracks) come ET, Back To The Future, Gremlins, Tron, i vari Indiana Jones e altre più di nicchia (su tutte quella di The Thing di Morricone).
Tutte meritevoli di una classifica, alcune già elogiatissime singolarmente su questo stesso blog. Ci sarà comunque tempo e luogo per celebrare anche i piccoli gioielli che splendono tutti a loro modo in questa sfavillante decade…

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Autore: Francesco Romano

Classe 1980, riceve il suo primo Vic20 a 5 anni e solo nel 1990 passa al Commodore 64, con il quale fissa in maniera indelebile il suo sodalizio con il divertimento in pixel.
Si mantiene costantemente informato sul mondo a 16bit, nonostante decida di passare direttamente al pc solo nel ’96!
Un tardivo digitale, decisamente…

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