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TOMY RACING TURBO

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In merito alla sezione Giocattoli, inaugurata con lo storico TRICKY TRAPS di Tomy, oggi vorrei proporvi un altro “giochino” che sicuramente tutti voi ragazzi degli anni ’80 (come il sottoscritto), avrete utilizzato almeno una volta: parliamo di Turbo Racing, anch’esso prodotto da Tomy!
Il gioco in questione, naturalmente, voleva essere una “simulazione” di una gara automobilistica…simulazione che, a causa di un target di riferimento ben preciso ed evidenti limitazioni tecniche del periodo, non ha però nulla a che fare con una vera gara! Infatti, come andremo a vedere fra poco, Turbo Racing si riduce ad essere un semplice (per noi bambini dell’epoca, però, assolutamente divertente ed innovativo) passatempo da alternare alle ben più divertenti sessioni videoludiche davanti al nostro Commodore 64, Spectrum o console che fossero.

Il gioco è composto da un “mezzo case” che riproduce le fattezze di una classica automobile, in particolare di abitacolo con cruscotto, cofano, fari e paraurti; il cruscotto era composto da un piccolo volante, contachilometri “digitale” (poi capirete perché ho messo digitale fra virgolette), tachimetro, leva del cambio, un piccolo visore e…la chiave di accensione!
Proprio così: per cominciare il gioco dovremo girare la chiave di accensione! Peccato che cosi facendo non andremo ad accendere veramente la macchina (magari udendo il classico suono di accensione motore come nel coin op Hard Drivin’ di Atari) bensì solamente il piccolo monitor posto sopra la leva del cambio.
Non esaltiamoci troppo però dato che, come vedrete fra poco, tale visore non era un vero e proprio monitor ma semplicemente un pannello di plastica che mostrava quanto avveniva sotto di esso…già all’epoca era facile capire il trucco ma, a distanza di molti anni, la cosa è ancora più chiara e fa provare, almeno al sottoscritto, un pizzico di nostalgia e tenerezza pensando alla beata ingenuità di un bambino che credeva di guidare una vera automobile e di trovarsi davanti ad un vero “miracolo tecnologico”.


 

Come avrete capito la pista di gioco altro non era che una vera e propria pellicola, con impressi il disegno della strada, macchine ed alberi, avvolta su un piccolo rullo ed illuminata da alcune lampadine che, grazie alla rotazione di tale rullo, dava l’impressione di trovarsi su una vera strada.Infatti in caso di collisione con alberi o altre automobili il gioco continuava imperterrito senza neppure emettere alcun suono distintivo…Anche la nostra automobile non era realizzata digitalmente ma era solo una semplice “sagoma” di automobile collegata, tramite un piccolo braccio di plastica, al volante che muovendosi permetteva alla macchina di spostarsi a destra e sinistra.
Infatti anche a monitor spento la macchina rimaneva visibile sulla pista…

Sveliamo il trucco...

Sveliamo il trucco…

In sostanza girando la chiave non si faceva altro che accendere le lampadine poste all’interno del rullo che andavano ad illuminare la pellicola avvolta! La nostra automobile quindi era letteralmente sovrapposta al rullo che, girando, dava l’impressione al giocatore di avanzare sulla strada.
Per quanto riguarda invece il contachilometri “digitale”, anche in questo caso il trucco è evidente: spostando in avanti o indietro la leva del cambio (collegata ad un piccolo braccio simile e quello dell’automobile di cui sopra), si facevano aumentare o diminuire le cifre del contachilometri e la barra della velocita (in puro stile K.I.T.T di Supercar) posta in alto. Infine, per quanto riguarda il display Trip, era compito del rullo, ad ogni giro completo dello stesso, far avanzare di una cifra il display!
Di seguito un video esplicativo che mostra l’inganno, se cosi si può chiamare:


 

Un’ultima cosa: per muovere tutto questa “meccanica” erano necessarie ben QUATTRO pile di tipo Torcioni…

Tanti piccoli e semplici trucchetti capaci, però, di far divertire in un modo oggi impensabile tutti noi ragazzini anni’80 con la testa fra nuvole e capaci di pensare di poter scatenare una guerra nucleare semplicemente collegandosi, con il nostro caro computer, ai cervelloni elettronici (come venivano chiamati a quei tempi) delle più grandi nazioni mondiali…

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Autore: Robert Grechi

Nato nel 1977 ho vissuto in prima persona la nascita dei videogames fin dal lontano 1982, anno in cui entro in possesso di uno splendido Colecovision e con il quale comincio la mia “carriera” videoludica! Da allora è stato un susseguirsi di Home Computer e Console che hanno ampliato ulteriormente l’interesse per i videogiochi al punto da aprire, nel mese di Luglio 2009, il blog Retrogaming Planet interamente dedicato al mondo videoludico anni ’80 – ‘ 90!

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