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CALIFORNIA GAMES (1987) – Commodore 64

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“Freesbee! Tostissimo!”

 

Michael J. Fox aka Marty McFly in Ritorno al Futuro III
 

Ogni media è figlio della propria epoca, nei contenuti e nell’estetica, questo è fuori di ogni dubbio. Ogni punto di forza o ingenuità di una data decade coesiste a volte all’interno di prodotti artistici e non, caratterizzando così anche un semplice oggetto in un simbolo di un’era. Nel caso videoludico, non è solo il progresso tecnico a determinare l’aspetto e la complessità dei giochi, ma anche le loro tematiche.
Oltre ovviamente agli esempi di giochi senza tempo (Super Mario Bros., Tetris, Bobble Bobble, etc) ci sono giochi che sono rappresentativi in tutto e per tutto in aspetti e dinamiche di gioco ad un dato periodo storico, facilmente inquadrabile in alcuni punti focali. In questo caso l’epoca è (ovviamente) quella ottantiana, le dinamiche sportive (o quasi), CALIFORNIA GAMES il gioco!
E quindi: vai di colori fluo, elementi geometrici random, volti quasi sempre coperti da occhiali ed un inneggiamento quasi delirante ad un certo easy living…

In una precedente scheda, rimembrai come tale gioco fu tra le mie prime challenges a 8 bit su CBM64 (ogni tanto chiamiamolo col suo nome di battesimo, ossia Computer Business Machine 64), in quanto regalatomi insieme ad altri videogames come bundle.
Quale miglior modo di inaugurare una stagione per me irripetibile di divertimento illimitato con una simulazione di sports, tra l’altro perfettamente in linea coi tempi, a cominciare dal box, pregno di quello spirito un po’ tra lo scanzonato e l’accattivante che determinava la maggior parte delle uscite sportive in ambito videoludico?
Attenzione: Non sono mai stato un appassionato di sport nel senso stretto del termine ma qui l’offerta era ampiamente appetibile per qualsiasi ragazz(in)o dell’epoca, fatta di sfide su skateboards, BMX (LA bici degli ’80!), Rollerblades, freesbee e surf!

COMMODORE 64


 

L’autore di quest’audace colpo era da parte di una software house non proprio alla sua prima sortita in ambito sportivo: quella Epix che ha scolpito indelebilmente il suo nome nella storia dei videogiochi a suon di successi come le varie simulazioni Summer Games I e II e WInter Games I e II e PIT STOP II, senza contare l’immortale IMPOSSIBLE MISSION. In questo caso la software house americana ha puntato meno sull’aspetto agonistico (o da Olimpiadi) per darsi alle più recenti specialità. Scelta indovinata: il successo ebbe per parecchi anni a venire!

Come tutti i giochi Epix non si sfugge dai determinati schemi di caricamento/modalità di gioco: ci verrà subito richiesto con quale gioco, con quale tipo di sfida (singola o fino a quattro giocatori), a che livello (pratica semplice o torneo) e…con quale brand gareggiare! Oppure se decidere di affrontare un megatorneo comprendente tutte le discipline.
A fine girone ogni vincitore riceverà la singola coppa di ogni singolo torneo, sino a disputarsi la coppa finale del vincitore di tutte le discipline.

Si parte con lo sport che ha coinvolto un po’ tutti all’epoca (compreso chi scrive) ovvero Skateboard! In questo caso, per non renderlo clone di uscite precedenti dell’ambito (Skaterock e i coevi 720° e Skate or Die!), la competizione deve essere affrontata su rampa. La sfida consiste nel fare più manovre (tricks) possibili durante il tempo a disposizione. Ogni azione corrisponde ad un dato punteggio che sarà tanto alto quanto più audace sarà la manovra. Nonostante i comandi siano però abbastanza intuitivi, toccherà giocare di fino, pena cadute rovinose o spiacevoli collisioni col vostro skateboard.

A seguire troviamo Footbag, disciplina di freestyle con pallina, dove avremo possibilità di palleggio con le più disparate mosse, con gli extra del caso (possibilità di colpire gabbiani di passaggio, rientro della pallina con fischio in caso di tiro fuori campo). Una sorta di palleggio di palla non troppo distante da quello calcistico, comunque tra le discipline più immediate (e ficcanti) del lotto. Come sottofondo avremo un suono oceanico (SID docet) ed il Golden Gate sullo sfondo.

Arriviamo a Surfing! Invero la disciplina con più appeal ma con meno gameplay di tutto il lotto. A pancia sotto sulla tavola, dobbiamo guidare il nostro abbronzatissimo biondone-stereotipo del surfista tipo su un’onda a scorrimento orizzontale. Ovviamente lo scopo è, come lo skateboard del resto, effettuare più acrobazie mentre l’onda scorre e, soprattutto, prima che il “tubo” si chiuda! Il tutto dovrà essere effettuato entro il tempo limite (che guarda caso coincide con la “chiusura” dell’onda), e dopo il quale una giuria coloratissima ci darà il verdetto dalla sua pagoda.
Curiosità: non ho ancora capito oggi in base a quale criterio, dopo il tuffo al termine della surfata, si presentano lo squalo o un giocoso delfino. Opinioni?

Lo Skating ci presenta stavolta una protagonista femminile, che dovremo aiutare a percorrere a suon di salti e giravolte il marciapiede di un lungomare (ovviamente californiano) irto di ostacoli casuali (deformazioni stradali, crepe, rifiuti) e voluti (infamissime pallonate off-screen) fino al traguardo dove sarà consigliabile terminare con una frenata onde evitare lo schianto al limite del percorso. Tra le specialità più toste da finire, senza dubbio.

BMX è forse la migliore e la più variegata disciplina in quanto a gameplay: impersoneremo un biker con tanto di tuta da competizione e casco su un percorso che sfrutta tutto il potenziale del ciclismo estremo, compreso di freestyle. Di fatto sono notevoli le possibilità di effettuare acrobazie azzardate, come giri della morte, impennate ed altre rischiosissime manovre, su un tracciato accidentato dove si dovranno anche calibrare le pedalate onde evitare di collidere con la marea di tronchi, copertoni e dislivelli. Il più estremo dei giochi offerti e senz’altro quello con più sfida.

E infine Freesbee, il più strategico di tutti: guidiamo il nostro amico freesbeesta nel lancio del suddetto oggetto verso la sua controparte posta dall’altra parte del percorso di tiro. Dovremo saper dosare forza e altezza del tiro e, dopo questo, guidare il ricevente del piatto. A lancio ottimale, il nostro potrà prenderlo comodamente senza sforzi ed anzi farlo roteare sul dito. Il nostro atleta potrà altresì tuffarsi per un salvataggio in extremis o nel peggiore dei casi, fallire la presa.
Attenzione a non esitare troppo a far partire il lancio, altrimenti il nostro compare dall’altro lato potrebbe essere vittima di un…abduction! Se non sapete cosa significa, beh, fateci un partita per vedere coi vostri occhi (d’altronde a cosa servono le retroreview, se non a stimolare la curiosità?).
 

California Games venne commercializzato nel 1987 per poi approdare su quasi tutti i sistemi dell’epoca (persino per Atari 2600!). Vale però la pena ricordare le seguenti versioni:

SEGA MASTER SYSTEM


 

SEGA MEGA DRIVE


 

ATARI LYNX


 

E’ doveroso sottolineare come la conversione per Atari Lynx trainò l’interesse dei giocatori su questa console portatile.

Nel 1990, poi, venne pubblicato CALIFORNIA GAMES 2 ovvero il seguito ufficiale che, però, non riscosse lo stesso successo di pubblico del primo episodio…Anch’esso venne realizzato, con uscite dilazionate nel tempo, per svariati sistemi dell’epoca quali Sega Master System (precisamente nel 1993 e senza alcuna versione per Mega Drive a seguire) e Super Nintendo, versione che si aggiudicherà il premio di miglior conversione!

SEGA MASTER SYSTEM


 

SUPER NINTENDO


 

Per le qualità delle versioni del primo episodio vi lascio al commento di uno YouTuber, lasciato in seguito ad un video comparativo di tutte le versioni:

I played all versions. The best is Commodore 64, followed by Amiga version. All other versions are copy of the C=64 version”.


Concordo pienamente tranne per la versione Mega Drive ovvero l’unica che sfrutta appieno tutta la potenza dei propri 16 bit.

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Autore: Francesco Romano

Classe 1980, riceve il suo primo Vic20 a 5 anni e solo nel 1990 passa al Commodore 64, con il quale fissa in maniera indelebile il suo sodalizio con il divertimento in pixel.
Si mantiene costantemente informato sul mondo a 16bit, nonostante decida di passare direttamente al pc solo nel ’96!
Un tardivo digitale, decisamente…

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