web analytics
   

DECATHLON – Atari 2600 (1983)

VISUALIZZATO 1.459 VOLTE

 
Print Friendly, PDF & Email

Con la recensione di DECATHLON che leggerete fra poco, diamo il benvenuto al nuovo “acquisto” di Retrogaming Planet: Marco Malpezzi, collezionista incallito e retrogamer di lunga data (come tutti noi della redazione del resto…)!
Quindi vi invito a leggere con attenzione l’articolo e a commentare esprimendo le vostre opinioni in merito al titolo recensito!
Ah dimenticavo…BENVENUTO A BORDO, MARCO!

Robert “RGP” Grechi
 

Con il titolo che sto per recensire parliamo di un’epoca passata, ormai lontana; un’epoca nella quale i pad erano un oggetto sconosciuto, ed IL controller per un videogioco, qualsiasi videogioco, era il JOYSTICK.
Un’epoca in cui i joystick più diffusi erano quelli che Atari forniva con il suo VCS2600: semplici, senza ventose per attaccarli e giocare con stabilità, un tasto di fuoco ed una resistenza fuori dall’ordinario.
O almeno così si pensava…

chorizon_davidcrane_crane

David Crane agli albori della carriera

Poi DAVID CRANE, che in molti conoscevamo per aver ideato PITFALL, trovò un altro modo per sfruttare le sue routine di movimento: creare un gioco sportivo, ovvero DECATHON! Il terrore dei joystick!
Sì, perché come accadeva in quegli anni nelle sale giochi con Hyper Olympics (o Track & Field che dir si voglia), in Decathlon l’imperativo era muovere quanto più velocemente possibile la leva del controller a destra e sinistra, per far correre il proprio atleta e strappare tempi validi nelle gare o per prendere le rincorse nei salti o ancora caricare la forza nei lanci.
Ora, immaginatevi lo sforzo necessario per muovere per una dozzina di secondi il joystick come dei forsennati e moltiplicatelo per l’ultima prova in programma, i 1.500 metri (!!)… Tenete conto che il tempo era realistico, per cui un conto era smanettare per dieci secondi, ben altra faccenda era farlo per interi minuti!

Per la prima volta, il videogioco casalingo diventava anche sforzo fisico, anzi a ben vedere l’abilità passava in secondo piano:


 

Decathlon viene originariamente realizzato da David Crane, pubblicato da ACTIVISION nel mese di Marzo 1983 per il sistema Atari VCS2600 ed, in seguito, convertito su altre piattaforme.
Il gioco, nemmeno dirlo, è la trasposizione digitale del classico Decathlon delle gare di atletica e, come tale, offre le seguenti specialità:

  1. 100 Metri piani
  2. Salto in lungo
  3. Lancio del peso
  4. Salto in alto
  5. Corsa 400 Metri
  6. 110 metri ad ostacoli
  7. Lancio del disco
  8. Salto con l’asta
  9. Lancio del giavellotto
  10. Corsa 1500 metri

Graficamente Decathlon sfrutta molto bene le capacità del VCS2600, aggiungendo simpatici motivetti e jingle ad una grafica elementare nei fondali ma efficace nell’animazione dell’atleta. La possibilità di sfidarsi tra amici, poi, rendeva il gioco molto più divertente e l’unico limite risultava davvero essere quello fisico del controller che, dopo un paio di settimane di partite, rendeva l’anima a Dio costringendoci a comperarne un altro o a farne acquistare uno nuovo dai genitori, sempre più pentiti di aver ceduto alle nostre richieste di regalarci Decathlon.
Come capitava spesso ai tempi, Activision convertì questo gioco per diverse altre piattaforme, ottenendo risultati mediamente discreti, mai eccezionali. Decathlon era esteticamente semplice ed i pochi miglioramenti apportati alla grafica non lo aiutarono a passare indenne gli anni durante i quali le console più blasonate che lo ospitavano (C64, Colecovision, Atari XL, MSX, Atari 5200) vedevano apparire titoli espressamente creati per il loro hardware ed in grado di sfruttarli in maniera molto più soddisfacente (le versioni per le piattaforme più performanti offrivano però la possibilità di correre contro un amico visualizzando entrambi gli atleti su schermo).
La versione per Atari 5200 è quella più simile all’originale, anche come routine di movimento degli atleti, mentre i fondali sono leggermente più elaborati:


 

A causa dell’origine comune, le versioni per i computer XE/XL sono praticamente identiche a quella del VCS 2600, ad eccezione di qualche lieve variazione grafica:


 

Altro caso di hardware molto simile e, quindi, di versioni molto simili, lo possiamo riscontrare nel Decathlon per COLECOVISION e per quello per il sistema MSX: le routine di movimento sono visibilmente diverse, gli sprites più grandi, più definiti ed in generale realizzati molto meglio ma i fondali visivamente peggiori rispetto a quanto offerto da VCS 5200 e Atari XE/XL:

COLECOVISION


 

MSX


 

Infine, la versione per COMMODORE 64 vanta routine ancora diverse e sprites più definiti, con un leggerissimo miglioramento dei fondali (nulla di eccezionale, comunque):

 

Per concludere Decathlon è un gioco davvero particolare, uno di quei giochi che hanno goduto di un periodo d’oro davvero breve, soppiantati poi da altri esponenti dello stesso genere, che usavano però metodi meno dannosi per i controller. Provate a giocarci e date uno sguardo ai tempi che riuscite ad ottenere: vi renderete conto che bisogna essere davvero bravi per raggiungere livelli simili a quelli reali, quindi parlare di “simulazione”, in questo caso, non mi pare fuori luogo.
Dovendo scegliere una versione, opterei per quella Commodore 64: sono sì affezionato alla prima versione per Atari 2600 ma l’impossibilità di sfidare un amico in contemporanea non è mancanza da poco, anche se giustificata dalle limitate possibilità hardware della console Atari.
La versione Commodore, invece, oltre a sfruttare gli stessi controller di Atari (solo quella Colecovision ha i propri), gode di una grafica migliore ed un sonoro più carino.

Occhio però: se sfasciate il joystick, adesso è vero un problema sostituirli!!

 

PER APPROFONDIRE

INTERVISTA A DAVID CRANE (Su gentile concessione del blog Quattro Bit di Andrea Pachetti).

Crane_today

Davide Crane oggi

© Copyright 2009 - 2017 by Retrogaming Planet
 

Autore: Marco Malpezzi

Tanto tempo fa, un padre decise di regalare al figlio una console prodotta da Inno Hit, con cui giocare a varie versioni di Pong. Non contento di quanto aveva fatto, qualche anno dopo rincarò la dose, regalandogli un fiammante Atari VCS 2600. Fu l’inizio della fine. Da allora è nato un amore per i videogames che ancora oggi, a 43 anni, non si è sopito...

Condividi questo articolo

Invia Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *