web analytics
   

E.T. L’EXTRATERRESTRE E LA CRISI DEL 1983: Atari 2600 (1983)

VISUALIZZATO 8.488 VOLTE

 
Print Friendly, PDF & Email

I lettori che, come il sottoscritto, hanno superato i trent’anni di eta’ non potranno non ricordare la grande crisi del settore videoludico del 1983, crisi che causo’ la chiusura di moltissime software house e case produttrici di hardware ma che fece rinascere circa due anni dopo un mercato videoludico ancora piu’ agguerrito e dominato non piu’ da colossi americani ma dai geni giapponesi di Sega e Nintendo. Ma quale fu vera causa di una crisi di tale portata?
Diciamo che i motivi furono molti ma uno in particolare fu la causa scatenante di tutto: un videogioco…il suo nome e’ E.T. L’extraterrestre per Atari 2600!

Come sappiamo Atari nel 1977 mise in commercio l’Atari VCS 2600(ovvero Video Computer System), la console a 8 bit che si rivelera’ la piu’ longeva della storia uscendo di produzione nel 1991, dopo ben 14 anni di successo, e passando incolume fra Nintendo NES e Sega Master System. Tale console poteva vantare un catalogo di videogiochi davvero sterminato ma all’alba del 1983 ATARI riusci’ ugualmente a trovarsi inesorabilmente in una enorme crisi finanziaria…per questo motivo quando nel 1982, usci’ il film E.T. L’extraterrestre di Steven Spielberg e nel mondo scoppio’ una vera “E.T. Mania”, la societa’, per tentare di risollevare le proprie sorti, decise di realizzare un videogioco per la sua console dedicata appunto al film in questione. Secondo il mio modesto parere il primo passo falso da parte di Atari fu chiedere a Steven Spielberg i diritti per realizzare il videogioco pagando la cifra folle di 25 milioni di dollari! Una volta ottenuto il consenso (e vorrei vedere) Atari affido’ ad Howard Scott Warshaw (che aveva gia’ realizzato il videogioco de “I predatori dell’arca perduta” sempre di Spielberg) la programmazione del gioco! Innanzitutto il prodotto doveva obbligatoriamente essere pubblicato per Natale e quindi Warshaw ebbe solo 5 settimane di tempo per creare da zero il gioco, in secondo luogo, invece di realizzare un gioco simile a Pac Man, il programmatore decise di rendere il design di gioco molto simile al film in modo da ricreare il piu’ possibile l’atmosfera sentimentale che si respirava nella pellicola.

Naturalmente il poco tempo a disposizione non permise ad Howard di mettere in pratica le proprie idee infatti dopo due intensi giorni passati a creare il design di gioco presento’ l’idea a Raymond Kassar, CEO di Atari, che diede il benestare per continuare nella realizzazione del prodotto che alla fine, in termine di stile di gioco, ricordava molto da vicino proprio Pac-Man!

Qui sotto vi riporto la trama del gioco tratta da Wikipedia:

“Il giocatore controlla l’alieno E.T. che deve attraversare vari schermi per ottenere i tre pezzi necessari a creare un telefono che permette a ET di “telefonare a casa”. I pezzi di telefono possono essere trovati dentro delle grandi buche oppure collezionando nove Reese’s Pieces (una caramella statunitense) e poi chiamare Elliot, che gli porterà un pezzo di telefono. Il giocatore inoltre deve evitare un agente dell’FBI e uno scienziato che lo cercano. Se lo scienziato cattura E.T. il giocatore è portato allo schermo di Washington D.C., ma un giocatore abile può scappare prima che lo scienziato lo porti al prossimo schermo. Se l’agente dell’FBI tocca E.T. un pezzo di telefono gli sarà confiscato e tornerà in una buca a caso (se E.T. non ha nessun pezzo di telefono gli verranno confiscati tutti i Reese’s Pieces, e se non ha nulla con sé l’agente non gli confischerà nulla). E.T. inizia il gioco con 9999 punti di energia. Ogni azione, incluso il movimento, fa diminuire i punti di energia.
E.T. può usare i Reese’s Pieces in una zona “mangia la caramella” e premere un pulsante per recuperare energia. Se perde tutti i punti di energia diventa bianco e muore. Per tre volte a gioco Elliot può apparire e resuscitare E.T., permettendo al giocatore di continuare il gioco con 1500 punti. Si guadagna un’altra resurrezione se si trova un fiore appassito. Quattro delle sei schermate esistenti contengono le grandi buche; E.T. perde dell’energia se ci cade dentro, e per uscire deve usare l’azione speciale della levitazione. Tuttavia, poiché nelle buche si possono trovare i pezzi di telefono e i fiori appassiti, spesso il giocatore ci cade dentro intenzionalmente.
Quando E.T. riesce a raccogliere tutti i tre pezzi di telefono il giocatore può premere un pulsante in una zona in cui è possibile chiamare l’astronave. A questo punto parte un conto alla rovescia, entro il quale bisogna raggiungere il punto di atterraggio nella foresta. Qui si può chiamare l’astronave, e se non ci sono umani nei paraggi la nave apparirà e farà salire a bordo E.T. A questo punto si passa al livello successivo, che è funzionalmente identico e non aumenta nemmeno in difficoltà. La difficoltà può essere variata solo globalmente e manualmente.”

Qui potete vedere il video del gioco:


 

E.T. fu un vero flop tanto che il 40% circa dei giocatori che comprarono il gioco chiesero ad Atari (e lo ottennero) il rimborso del prezzo pagato…La leggenda narra che vennero prodotte addirittura più cartucce rispetto alla base istallata di console e che circa 4.000.000 di copie di esse rimasero invendute! Atari dovette ovviamente ritirare dalla vendita il prodotto e smaltirlo in un qualche modo…La stessa leggenda infatti narra che, una notte del 1983, un convoglio di 14 camion attraverso’ il deserto del Nevada diretta ad Almogordo in New Mexico dove, in un sito segretissimo, vennero seppellite in sarcofagi di cemento le copie invendute di E.T., alcune di Pac-Man e decine di prototipi della console.
I folli costi sostenuti da Atari per pubblicizzare il prodotto e il rimborso ai giocatori appena citato fecero precipitare finanziariamente la societa’ che perse piu’ di nel 1983 finendo per essere venduta e divisa l’anno successivo!

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Naturalmente questo non fu l’unica causa della crisi del settore videoludico, infatti nel 1983 ci furono una serie di coincidenze che portarono il mercato al declino….
Un altro grosso problema di quei tempi era che le case produttrici di hardware, tra cui l’ATARI ovviamente, per motivi legali, non avevano il benchè minimo controllo sulla qualità dei giochi che venivano sviluppati per le loro macchine…non era raro infatti vedere nascere piccole software house che, senza avere le competenze necessarie, realizzavano giochi da immettere sul mercato! Ad un certo punto i negozi furono letteralmente invasi da pessimi prodotti che venivano venduti in mezzo ai (pochi) prodotti degni di nota; gli utenti inconsapevoli e inesperti acquistavano la maggior parte delle volte prodotti scadenti e a lungo andare non ebbero piu’ voglia di buttare via soldi per acquistare titoli ingiocabili…Di conseguenza anche i negozianti persero fiducia verso il settore e cessarono qualsiasi tipo di promozione o vendita dei prodotti causando a ruota il fallimento delle poche capaci software house e il ritiro di quelle piu’ grandi, come Mattel o Coleco, portando quindi il mercato alla famosa crisi del settore videoludico del 1983!

Sempre nel 1983 Atari era sul mercato ormai da sei anni e per questo motivo era necessario realizzare macchine che portassero una reale innovazione nel settore! Questo avvenne in parte: infatti se da un lato il mercato venne invaso da macchine che puntavano a surclassare Atari è pur vero che alla realtà dei fatti tali macchine fossero solo leggermente piu’ potenti, se non uguali, in termini di prestazioni al 2600 e quindi incapaci di rivoluzionare il mercato come ci si sarebbe aspettato! In sostanza le macchine erano gia’ vecchie al momento del lancio e le aziende incapaci di introdurre nuove ed innovative console!
Le novita’ pero’ erano in agguato, anche se non in campo console…infatti proprio in nel triennio 1982-83-84 (quindi nel bel mezzo della crisi) vennero introdotti i primi Home Computer da parte della tedesca Commodore che, ad un prezzo alla portata di tutti, offriva macchine programmabili con un semplice linguaggio già installato nella macchina, il Basic, e permetteva, a chiunque avesse avuto voglia di cimentarsi con la programmazione, di realizzare il proprio videogioco dei sogni o giocare quelli realizzati dalle software house piu’ famose! Ricordo ancora lo slogan “Why Buy Just a Video Game?” con il quale Commodore pubblicizzava i suoi prodotti che, per questo motivo, rubarono una buona fetta di mercato alle console!
Nessuno potra’ mai dimenticare il Vic-20 prima e, soprattutto, il mitico Commodore 64 dopo…ma questa è un’altra storia!

Quello che invece interessa a noi e’ come ha fatto il mercato videoludico a riprendersi dopo una crisi di tale portata o meglio grazie a chi si è ripreso…Ricollegandomi quanto detto ad inizio articolo dobbiamo ringraziare la giapponese Nintendo se oggi possiamo giocare ancora con prodotti di altissimo livello! Infatti nel 1985 la Nintendo, dopo il lancio avvenuto in Giappone due anni prima con il nome di Famicom, decise di immettere sul mercato americano il suo NES (Nintendo Entertainment System) trovandosi pero’ di fronte un’utenza alquanto scettica e diffidente riguardo il prodotto videoludico (scottata dall’esperienza Atari). Nintendo dovette quindi  mettere al lavoro i propri ingegneri per dotare la macchina di un meccanismo che impediva la lettura di giochi non autorizzati che non avessero superato i severissimi tests di controllo qualita’ di Nintendo! Questa tecnica, utilizzata ancora oggi, garanti’ a Nintendo la pubblicazione di giochi validi evitando i prodotti mediocri che circa due anni avevano rovinato lo stesso mercato americano causando la gia’ citata crisi.
Ovviamente la grande N non fu la protagonista assoluta di quegli anni infatti venne affiancata da Sega con il suo Master System, che in poco tempo, riusci a conquistare il mercato Europeo lasciando a Nintendo quello Americano e Giapponese…ma anche di questo ne parleremo in un altro apposito articolo!

L’importante e’ che il mercato si sia ripreso ed, analizzando il mercato console e home computer di quegli anni, credo lo abbia fatto nel migliore dei modi…qualcuno ha detto Amiga o Super Nintendo?

© Copyright 2009 - 2017 by Retrogaming Planet
 

Autore: Robert Grechi

Nato nel 1977 ho vissuto in prima persona la nascita dei videogames fin dal lontano 1982, anno in cui entro in possesso di uno splendido Colecovision e con il quale comincio la mia “carriera” videoludica! Da allora è stato un susseguirsi di Home Computer e Console che hanno ampliato ulteriormente l’interesse per i videogiochi al punto da aprire, nel mese di Luglio 2009, il blog Retrogaming Planet interamente dedicato al mondo videoludico anni ’80 – ‘ 90!

Condividi questo articolo

9 Commenti

  1. Ciao.
    Articolo gradevole e piacevole.

    Un solo appunto: ma perché scrivi che la Commodore era tedesca? Mi risulta che fosse americanissima con sede a West Chester mi sembra.Aveva un’unita produttiva anche in Germania ma tutto qui.
    Ciao!
    Roberto C.

  2. @ Roberto C.:
    Hai ragione, e’ stato un mio errore…ho confuso la nazionalita’ della Commodore con quella di ESCOM AG che, dopo il fallimento della grande C; acquisto’ il marchio Amiga con i risultati che tutti conosciamo!
    Vado a correggere subito!
    Grazie della segnalazione!
    Ciso!

  3. @ BDB:
    Grande BDB!!
    Io nel 1983 avevo solo cinque anni ma ricordo perfettamente quando andai con mio padre da Grazzini a Milano per comprare la cartuccia di E.T. per il mio Atari!!
    Non so perche’ ma e’ uno dei pochi ricordi di quell’eta’….:))

  4. Curioso spaccato di storia dei videogames, interessante come tutto quello che riguarda il mondo anni 80 in questo settore.

  5. Assolutamente! Peccato però che questo titolo fu uno dei principali responsabili della crisi videoludica del 1983….
    A volte gli errori si pagano cari, molto cari anche se tutto questo ha poi generato la rinascita del mercato videoludico!

  6. ti faccio i complimenti per il sito . per quello che tratta e per la passione che trasmette. continua cosi tratti argomenti molto interessanti. bravo

  7. Davvero mille grazie!!
    Se ti fa piacere posso inserirti nella Newsletter :))

  8. Nel 1983 avevo 6 anni… comprai, o meglio, mi comprarono ET x l’Atari 2600 l’anno successivo. A suo tempo il gioco mi fece schifo perchè, a differenza di titoli immediati come Jungle Hunt, Pole position, Ms Pacman etc., non riuscii a capire quale fosse lo scopo. Vi confesso che un paio di anni fa, dopo aver finalmente compreso lo scopo del gioco, l’ho caricato sull’emulatore del 2600, mi sono messo d’impegno e l’ho finito!! Non so se per nostalgia della mia fanciullezza o per quale altro motivo, ma ora che l’ho “compreso” non lo trovo così schifoso.

  9. Ciao Michele!
    Spesso quel che non viene apprezzato da giovani (paragonando la propria macchina o gioco a quella, migliore, del classico amico) viene rivalutato una volta diventati adulti e consapevoli delle potenzialità del proprio sistema.

    Io ai tempi ho apprezzato parecchio l’Atari 2600 (pur possedendo contemporaneamente un Commodore 64 che, naturalmente era su un altro pianeta rispetto alla macchina Atari) ma al momento di acquistare il mio primo Amiga ho fatto la stupidata di buttarlo senza ritegno nella spazzatura…

    Ti dico soltanto che un paio di anni fa ho riacquistato l’Atari 2600 e, dopo pochissimi giorni, un fiammante Atari 7800! Ed ora posso davvero ritenermi un bambino felice!

    Questo per dirti che prima o poi tutti ritornano da dove sono partiti…
    A presto!

Invia Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *