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H.E.R.O. (1984) – All Versions

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Quello del minatore, lo sappiamo, è un lavoro difficile.
Un lavoro in cui madre natura può sempre fare capolino, ribaltando una situazione di tranquillità in una di estrema emergenza.
Può così capitare che nelle viscere della terra si resti intrappolati senza possibilità di uscire…a meno che un impavido eroe non intervenga a salvarci.
E il giocatore impersona proprio quest’uomo, il quale, armato di laser, mini-elicottero e di pochi candelotti di dinamite, dovrà farsi largo tra pericolosissimi cunicoli fino ad arrivare al povero malcapitato.

La cover di H.E.R.O in versione Atari 2600

La cover di H.E.R.O in versione Atari 2600

H.E.R.O. nasce dalla fervida immaginazione dei programmatori di quell’Activision che ha sfornato, nei primi anni Ottanta, un buon numero di capolavori per Atari 2600 ed altre piattaforme in successive conversioni.
Abbiamo già parlato di PITFALL e PITFALL II, DECATHLON ed anche RIVER RAID, che troverete tra le recensioni di Retrogaming Planet!
Il nome, oltre a ricordare l’ingrato compito di eroe senza macchia né paura che vi aspetta, significa Helicopter Emergency Rescue Operation, dallo zaino di cui siete dotati, comprendente una piccola elica capace di farvi alzare in volo, similmente ad un jetpack.
Il gioco si sviluppa su svariati livelli nelle miniere di Mount Leone, livelli di grandezza e difficoltà progressive; in essi dovremo evitare mostriciattoli di varia natura che ci ucciderebbero al solo contatto. Alcuni di essi svolazzano, altri sono fissi ed altri ancora compaiono improvvisamente dalle pareti rocciose. Nessuna di queste creature, comunque, tenderà a seguirci bensì seguiranno pattern predefiniti, cosi da poterne studiarne i movimenti per capire il percorso migliore da seguire.

Avanzando nei livelli troveremo altri paletti sul nostro cammino: vi saranno, ad esempio, bivi che porteranno spesso a vicoli ciechi. Dato che in questi casi ci troveremo di fronte a pareti da far saltare con i nostri candelotti, potrà capitare di terminarli per aver sbagliato troppe volte la strada. Certo, si può sempre distruggerli a colpi di laser, ma ci vuole del tempo e la nostra scorta di colpi è limitata. Potremmo quindi rimanere intrappolati noi stessi sottoterra….
Ci saranno poi zone invase dalla lava o da torrenti sotterranei che dovremo evitare svolazzando con il nostro piccolo elicottero, tutt’altro che facile da controllare, in quanto capiterà di dover passare tra questi ostacoli e qualche mostriciattolo difficilissimo da eliminare in volo.

Vi renderete presto conto che i primi livelli sono solo un piccolo assaggio di quanto ci attende progredendo nel gioco. E teniamo presente che oggi, grazie gli emulatori, è possibile salvare la nostra posizione ma all’epoca non esisteva questa possibilità quindi era necessario ricominciare tutto daccapo!

HERO è stato convertito per svariate macchine disponibili all’epoca pertanto, come di consueto, non può mancare la nostra carrellata delle varie versioni del gioco, tecnicamente piuttosto semplice oggi ma non certo facile da stipare in un Atari 2600…
 

ATARI 2600

E’ la versione originale. Graficamente sfrutta bene le capacità, limitate, della console Atari, con una grafica colorata e pulita, un sonoro accettabile (niente di paragonabile a capolavori come Pitfall II, comunque) e l’ottimo gameplay che abbiamo sviscerato prima.
 

APPLE II

Una buona versione, eccetto per il terribile cicalio del diffusore audio, unica sorgente di questo home computer, che trasforma effetti anche validi in pernacchie.
Graficamente è un buon gioco, colorato, ben definito. Il gameplay dipende fortemente dai joystick analogici utilizzati che, come è risaputo, su Apple II non sono mai stati il massimo della precisione per gli arcade… e d in questo gioco, soprattutto nei livelli avanzati, la precisione è essenziale.
 

COMMODORE 64

Le maggiori capacità rispetto all’Atari 2600 vengono sfruttate solo in parte, con fondali più elaborati ed un maggior numero di colori. Il sonoro migliora davvero di poco ma il gameplay è identico…quindi ottimo! Un bel gioco ma la potenza di questo computer è solo sfiorata.
 

SINCLAIR ZX SPECTRUM

Assomiglia parecchio all’originale per Atari 2600, ed in questo caso è un bene. I pochi colori dello ZX Spectrum lavorano egregiamente, il sonoro è decisamente migliore della media dei titoli di quel periodo per questo home computer mentre il gameplay è identico all’originale.
Certo, ci sono versioni esteticamente migliori ma non ci si può davvero lamentare.
 

MSX

Un’ottima conversione, con un evidente miglioramento nella parte grafica, in particolar modo nei fondali, elaborati e colorati. Probabilmente si sarebbe potuto fare di meglio in campo audio ma alla fine il sonoro non è eccezionale su alcuna piattaforma…
 

ATARI XL/XE – ATARI 5200

In questa conversione si nota un miglioramento grafico, con fondali più definiti ed elaborati; tuttavia lo stile a blocchi dei fondali stessi determina un risultato visivamente peggiore di quello visto nelle versioni per MSX e C64; il sonoro è equivalente alle altre versioni, idem per il gameplay.
Il gioco è identico sia per XL che per 5200, stante la base hardware uguale delle due piattaforme (cosa non scontata, non sempre è stato così).
 

CBS COLECOVISION

Questa versione assomiglia parecchio a quella per Commodore 64, ed è un bene, perché significa che in questo caso la console, molto più performante rispetto all’Atari 2600 ma inferiore al Commodore 64, è stata sfruttata piuttosto bene.
Ben fatto anche il sonoro anche se, in questo campo, le differenze da versione a versione sono molto limitate.
 

SEGA SG-1000

Una versione esteticamente molto diversa da tutte le altre, con uno sprite principale che sembra un astronauta (o un palombaro, fate voi) ed uno stile molto più fumettistico.
L’aspetto globale è però piuttosto povero, e non vi nascondo di preferire la versione per ZX Spectrum, magari meno colorata ma anche meno bambinesca nel tratto. Di buono c’è un accompagnamento sonoro con tanto di motivetto di sottofondo, assente nelle altre versioni.
 
 

Non si contano, poi, le raccolte di successi che Activision ha sfornato per qualsiasi sistema odierno, dalla Playstation 2 agli smartphone Android e iOS, contenenti questo titolo, come è giusto che sia.
Se chiedete a qualcuno il nome di un classico per Atari 2600, probabilmente vi verranno detti parecchi nomi, alcuni dei quali proprio di Activision ma difficilmente verrà citato H.E.R.O.!
Nonostante sia stato un buon successo e sia stato convertito per diverse piattaforme, H.E.R.O. non è mai diventato un classico come è invece successo con mostri sacri come Pitfall, ad esempio! Forse proprio il capolavoro di David Crane, capostipite di un genere, è stato la musa ispiratrice per questo gioco, che però non ne deriva in termini di gameplay, avendo una sua originalità in grado di renderlo attuale anche oggi.

Non esistono, infatti, videogames tratti da H.E.R.O.: al contrario di altri classici come Manic Miner, che hanno portato a cloni e giochi derivativi a palate, questo titolo Activision è rimasto isolato, e questa è stata sicuramente la sua fortuna, dato che gli ha permesso di invecchiare molto bene.
Il titolo Activision è sempre un gioco degli anni Ottanta, con i suoi pregi (immediatezza del concept, semplicità nei comandi) ed i suoi difetti (livello di difficoltà che porta rapidamente alla frustrazione), e deve essere apprezzato per quello che è. Se giocato ai giorni nostri con un emulatore, diventa più abbordabile in virtù della possibilità di salvare la propria posizione, e forse lo si potrà godere fino in fondo, anche se durerà meno. Ma è un passaggio obbligato anche per un giocatore della mia generazione, cresciuto con questi giochi, e consapevole di non essere in grado di terminarlo nonostante una certa esperienza con livelli di questa difficoltà.

Per concludere H.E.R.O. è una piccola gemma, semi nascosta, che vale la pena di riscoprire. Un gioco che fa capire, ancora una volta, come all’interno di Activision lavorassero persone dotate di immaginazione e capaci di trasportarla in un videogame.
Grazie a queste persone infatti questo media è sopravvissuto alla crisi del 1983 ed è diventato l’enorme carrozzone di oggi; ricordarlo ci permetterà di apprezzare anche produzioni non tripla A o di andare a cercare concept più originali e non solo l’ennesima versione di FIFA o Call Of Duty.

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Autore: Marco Malpezzi

Tanto tempo fa, un padre decise di regalare al figlio una console prodotta da Inno Hit, con cui giocare a varie versioni di Pong. Non contento di quanto aveva fatto, qualche anno dopo rincarò la dose, regalandogli un fiammante Atari VCS 2600. Fu l’inizio della fine. Da allora è nato un amore per i videogames che ancora oggi, a 43 anni, non si è sopito...

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